Storie di alpini - Gruppo Alpini Piovene Rocchette

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Storie di alpini

Gli Alpini

Domenica 22 giugno 2014

AMRES  periferia di Innsbruck  CIMITERO MILITARE.


Oggi con alcuni amici ricercatori mi trovo ad Innsbruck per un incontro con il vice comandante dell'Alt-Club dei Tiroler Kaiseriager, per uno scambio "culturale".

Terminato l'incontro, visitiamo il museo e poi ci rechiamo al Cimitero Militare per un doveroso saluto ai caduti che lì sono sepolti.

Il Cimitero, ben curato, mi ha riservato una sorpresa : alla tomba n°. 195 è sepolto l'Alpino del 6° Rgt. Battaglione "M. Berico" , 143^  Compagnia , Umberto GIRARDIN

classe 1897, morto in prigionia il 17/04/1918.          Bruno


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                                                                     Con l'amico accompagnatore ed interprete Giancarlo Fontana

  









Questa volta una testimonianza della II^ Guerra Mondiale


E' la testimonianza dell'Alpino


GASPARINI GIUSEPPE (MORO)


9° Rgt. ALPINI

DIVISIONE “JULIA”


INTERNATO MILITARE ITALIANO (I.M.I.) IN GERMANIA




8 settembre 1943 - 22 agosto 1945



Gentilmente concessa dalle figlie che da poco hanno ritirato la medaglia concessa ai famigliari di quanti sono stati internati nei lager nazisti.


Comitato riconoscimenti ex IMI

L’articolo 1, commi 1271 – 1276, della legge finanziaria per l’anno 2007 (legge 27 dicembre 2006, n. 296) ha previsto la concessione di una medaglia d’onore ai cittadini italiani, militari e civili, deportati ed internati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra nell’ultimo conflitto mondiale, che abbiano titolo per presentare l’istanza di riconoscimento dello status di lavoratore coatto, nonché ai familiari dei deceduti.




PRESENTAZIONE


Presentiamo la testimonianza di nostro papà Giuseppe GASPARINI, nato a Piovene R. il 2 agosto 1912, Alpino del 9° Reggimento Brigata “JULIA”.

Richiamato nel 1939 allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, è ritornato a casa il

22 agosto 1945, reduce dal campo di sterminio nazista KZ MITTELBAU – DORA, Nordhausen – Turingia , Germania .

Sposato con Anna Rigodanzo , quando fu richiamato io, Ivana, avevo pochi mesi. Nel 1943, mentre si trovava in prigionia, è nata Valeria, che lui ha potuto abbracciare per la prima volta, nell'agosto 1945 al rientro dalla prigionia.

Nel settembre 1943, era stato catturato a Belgrado e, dopo varie peripezie, internato nel lager KZ di Mittelbau-Dora dove veniva immatricolato come “ triangolo rosso” n°. 03183 .

Lavora nell'inferno della galleria dove si costruiscono le famigerate “bombe volanti”, le V1 e le V2 . La permanenza nel lager è confermata dai documenti ritrovati negli archivi del campo Dora dalla Croce Rossa Internazionale. Nel 1997, dal comitato per la memoria del campo Dora, viene richiesta la compilazione del questionario che segue, da cui riportiamo la testimonianza.

La storia di nostro padre è sconosciuta ai Piovenesi, per la riservatezza del suo carattere e perché, di quel periodo di grandi sofferenze, voleva perdere il ricordo.

Riteniamo importante che le testimonianze di chi ha vissuto in prima persona le drammatiche vicende della guerra e della prigionia, siano fatte conoscere ai giovani e servano di memoria per tutti noi. Il nostro rispettoso ricordo va anche a chi non ha fatto ritorno.

Non dobbiamo dimenticare, questa è la nostra Storia


Piovene Rocchette febbraio 2012 Ivana e Valeria GASPARINI


(Da) Ministero del Tesoro Ufficio Indennizzi ai colpiti da persecuzioni Nazional Socialiste ROMA


Gasparini Giuseppe fu Antonio nato a Piovene Rocchette (VI) il 2 agosto 1912, appartenente al 9° Rgt. Alpini (Distretto 62 Vicenza) 329° Compagnia dislocato a Belgrado (Jugoslavia) , catturato dai tedeschi il 9/9/1943 deportato in Germania a Schenebeck come prigioniero militare.

In seguito a sabotaggio trasferito al campo di eliminazione nazista “Dora” di Mittelbau il 5/10/1944 e trasferito quindi a Belsen l'1/4/1945.

Liberato il 4/4/1945 dagli americani è prelevato dal Ten. Col. Di Palma. Trasferito a Wischendorf Campo 83 italiano e quindi rimpatriato a mezzo Opera Pontificia via Brennero – Bolzano – Pescantina il 22/8/1945.





IL QUESTIONARIO (sintesi)


1° aprile : KZ-Gedenkstatte Mittelbau-Dora,Kohnsteinweg 20.99734 Nordhausen, Tel.:03631/3636, Fax.: 0363/40181


Questionario per ex prigionieri del lager Mittelbau – Dora


1. Nome/cognome:

Indirizzi n° di telefono:

Nato il/a:

Nazionalità:

N° di matricola di Mittelbau / colore del triangolo


2. Racconti della Sua casa paterna e del Suo cammino della vita fino ad oggi.


3 Quando, dove, come e perché fu arrestato dai tedeschi?


4 Nei quali lager è stato incarcerato?


5 Che ricorda del Suo alloggiamento nel lager?


6 Quali sono state le condizioni sanitarie nel lager?


7 Quale era il vitto? Si ricorda delle situazioni particolari?


8 Che cosa avete da vestiti?


9 Esisteva cura medica?


10 Quali persone erano particolarmente importanti per Lei?


11 Quali oggetti avevano un valore particolare per Lei? Perché?


12 Quali luoghi avevano un valore particolare per Lei? Perché?


13 C'erano trucchi o stratagemmi per fare la vita concentrazionaria più sopportabile?



14 Come ha valutato il Suo avvenire, e quell'esperienza ne era allegata?


15 Come si è sentito alla morte di un compagno?


16 Ha preso parte in azioni politiche o è venuto a sapere dell'attività politiche di altre persone?



17 Come ha passato il tempo libero?


18 Quali sono le Sue memorie di avvenimenti piacevoli?


19 Quali sono le Sue memorie di avvenimenti spiacevoli?


20 Di che cosa si ricorda relativo al Suo lavoro?


21 Racconti del comportamento, buono o cattivo, dei prigionieri addetti al posto di un “Vorarbeiter, sorvegliante o Kapo.


22 Che cosa può raccontare dei superiori civili e “Meister” tedeschi?


23 Che cosa ricorda relativo ai sorveglianti S.S. ?


24 Quali punizioni davano, e perché?


25 Quali favori c'erano, e per che cosa?


26 C'era ribellione contro il lavoro o contro persone addette alla sorveglianza del lavoro?


27 Chi (o quale gruppo) faceva parte della “Lagerprominenz” ?


28 Che cosa sa del “Lagerschutz” ?


29 C'erano nel lager donne, bambini o persone anziane, e come loro è andata ?


30 Ricorda gruppi particolari di prigionieri, in caso sì, perché ?


31 Che cosa sa delle donne del bordello e dei loro clienti?


32 Che cosa può raccontare dell'evacuazione del lager e dopo ?

Quando, come, dove, come è stato liberato?


33 Quale ricordo pensa essere più importante, dal punto di vista di oggi?

La testimonianza del periodo di internamento è ricavata dalle risposte sotto qui riportate che si riferiscono alle domande del questionario del Comitato per la memoria del Campo Dora.

NB.: il numero a lato fa riferimento al numero della domanda del questionario.

TESTIMONIANZA


2 - I miei nonni e i miei genitori erano piccoli contadini. Io con i miei cinque fratelli li aiutavamo nel lavoro dei campi. Io ero bravo nel gioco del calcio e perciò entrai a far parte della squadra della Lanerossi Vicenza. In seguito a questo fui assunto come operaio nello stabilimento tessile della Lanerossi nel mio paese. Lavorai come operaio prima della partenza per la guerra e anche dopo il mio rientro dalla prigionia non appena mi fui ristabilito in salute. Nella Lanerossi ho lavorato fino al 1972 quando sono andato in pensione.


3 - Fui fatto prigioniero dai tedeschi a Belgrado nel mese di settembre del 1943 assieme a tutti i miei commilitoni della Julia in caserma.


4 - Sono stato caricato con i miei compagni su di un treno, in vagoni che sono stati piombati alla frontiera con la Germania. Sono stato portato in un luogo in cui c'era uno zuccherificio (di questo posto non ricordo il nome). Da questo zuccherificio, per mezzo di un biglietto indirizzato a mia moglie e messo fra i sacchi di zucchero diretti in Italia, sono riuscito a far sapere alla mia famiglia che ero stato fatto prigioniero, che mi trovavo in Germania e che non stavo tanto male. Poco dopo però venivo portato nel campo di concentramento di Shenebech (non sono sicuro che si scriva così) dove c'erano le officine che costruivano le V1 e le V2. Lì ho lavorato facendo il saldatore per circa sei mesi. Fui deportato nel campo di sterminio Dora circa in ottobre 1944. Anche qui lavoravo alle V1 e V2 nell'officina che era situata dentro le gallerie.


5 - Il mio alloggio nel lager era una baracca di legno, dentro eravamo circa in 40 e dormivamo su tavolacci senza coperte.


6 - La morte era all'ordine del giorno a causa della denutrizione, dei turni di lavoro massacranti, della TBC e della dissenteria. L'assistenza medica non esisteva. Si doveva lavorare o si moriva.


7 - Il vitto consisteva in 1 etto di pane e un piatto di brodaglia al giorno. Eravamo talmente affamati che quando moriva un compagno, anche se sapevamo che aveva una malattia contagiosa, ci precipitavamo a prendere il poco cibo che non era riuscito a mangiare, tanta era la fame. Qualche volta la sera qualcuno che era più in forza andava a cercare negli scarti di cucina le bucce delle patate o qualsiasi cosa si potesse masticare.


8 - Eravamo vestiti con la divisa del lager che consisteva in un paio di pantaloni e una casacca a righe bianche e nere. Mi avevano lasciato una camicia da militare e un paio di mutande e ho indossato questi indumenti sotto alla divisa del campo per tutto il tempo della prigionia.


9 - Non esistevano cure mediche. Chi non poteva lavorare ed era malato era destinato a morire. C'era però nel campo una infermeria con medici ed infermieri. Facevamo una doccia con disinfettante ogni 15 giorni e probabilmente mentre ci lavavamo venivano disinfettati gli indumenti.


10 - In baracca con me avevo degli amici veneti. Ci facevamo coraggio a vicenda e parlando delle nostre mogli e figli ci ripromettevamo di resistere perché “volevamo” ritornare da loro a casa. Questa è stata la mia sola forza. Quelli che non hanno creduto di farcela sono morti.


11 - Sono riuscito a nascondere e a tenere sempre con me un cuore di stoffa contenente un crocefisso e una corona che mi era stato regalato dalla mia zia suora. Ce l'ho ancora anche se la corona l'ho portata a casa consumata e rotta.


12 - Per me un luogo o un altro del lager era indifferente: era tutto un orrore. Cataste di cadaveri, la cui visione mi ha ossessionato per anni, e forno crematorio sempre in funzione ci faceva sentire la morte sempre vicina.


13 - Non esistevano modi per fare la vita più comoda. Anche se avessi avuto i soldi per comprare qualche cosa, nessuno aveva qualcosa da vendere. Non conoscevo nessun trucco per farla sembrare più sopportabile.

14 - In quei momenti era impossibile fare progetti per l'avvenire. C'era soltanto la speranza di uscire vivi e di poter riabbracciare i propri familiari; anzi era proprio questa speranza che ci teneva in vita. L'esperienza che stavo vivendo non poteva far parte dell'avvenire. Si pensava all'avvenire nel senso di tornare alla propria famiglia, ritrovare moglie, figli, genitori e vivere finalmente senza guerra. L'esperienza del campo di sterminio era solo da dimenticare, ma ci sono voluti tantissimi anni perché il suo ricordo non fosse più per me un incubo ricorrente.


15 -E' successo che un mio compagno, quasi paesano, morisse. Era malato, aveva perso la speranza, si era lasciato prendere dallo sconforto, forse era meno forte di me. In seguito a questo subentrava in me una grande forza, la forza della disperazione, che mi faceva dire : io voglio e devo tornare a casa.


16 - Non ho mai preso parte, e sono convinto che anche gli altri miei compagni non abbiano mai preso parte, ad azioni politiche.


17 - Chiedere se nel tempo libero facevo sport, andavo al cinema o facevo altre attività ricreative è una presa in giro. Le nostre 24 ore erano tutte programmate; sveglia, lavoro, conta, cena e finalmente riposo su tavolacci.


18 - Non ho nessuna memoria di avvenimenti piacevoli in tutto il tempo di prigionia se si esclude il sollievo e la gioia per la liberazione da parte degli americani.


19 - Come avvenimento spiacevole ricordo soprattutto quando nel campo di Dora mi sono ammalato di polmonite. Quando i portantini sono venuti a prelevarmi nella baracca ero moribondo ma ancora cosciente. Mi hanno caricato sulla barella e con mio grande terrore si sono incamminati verso il forno crematorio; ma invece no: ad un certo punto la strada si diramava e invece che al forno crematorio mi portarono in infermeria. Per quello che ricordo non ricevetti cure, ma la mia fibra robusta fece fronte alla polmonite dalla quale guarii. Mi si gonfiò però la testa e la faccia. Avevo dei dolori fortissimi e un medico mi fece un'incisione sotto l'orecchio destro e fece uscire del pus e il sangue. Io avevo un anello con rappresentata la Madonna di Monte Berico, e lo regalai a un prigioniero slavo che faceva l'infermiere, in cambio delle bende di carta con le quali mi fasciai la ferita.

In particolare ricordo la notte di Natale che passai in infermeria, con dolori atroci, steso su un tavolaccio strettissimo che dividevo con un altro prigioniero, impossibilitato a fare qualsiasi movimento. Durante la notte c'era un violino che suonava il che aggiungeva al dolore fisico la nostalgia della mia famiglia. Il mio vicino mi pesava addosso e non riuscivo a farlo spostare. Il mattino dopo gli infermieri si accorsero che era morto durante la notte.


20 - Io lavoravo, come già detto, come meccanico per la costruzione delle V1 e V2. Il luogo di lavoro era una galleria. Oltre il mio posto di lavoro non conoscevo e non ricordo altro.


21 - I sorveglianti erano prigionieri provenienti dalle galere; di solito assassini. Giravano con la pistola e si comportavano come guardiani; non ricordo particolari atti di ferocia.


22 - Non ho mai conosciuto i superiori del campo.


23 - I sorveglianti SS erano molto severi e spietati.


24 - Le punizioni erano immotivate e spietate. In particolare dopo la conta dei prigionieri, c'era il rito dell'impiccagione. Impiccavano chi aveva tentato la fuga, chi aveva commesso sbagli sul lavoro e comunque qualcuno andava impiccato per dimostrazione di forza.


25 - Per quanto ne so non esistevano modi per migliorare il sistema di vita.


26 - Nessuno osava ribellarsi alle persone addette alla sorveglianza o ai sistemi di lavoro: c'erano le forche pronte.


27 - Non so cosa sia la “Lagerprominenz” ma non ho mai saputo dell'esistenza di gruppi particolari nel lager.


28 - Non so cosa sia il “Lagerchutz” .


29 - Nel lager non c'erano donne. C'erano bambini ebrei di 12 – 13 anni e uomini che al massimo potevano avere 42 – 45 anni e anche loro lavoravano. Come sia loro andata non lo so. Forse sono stati fortunati come me e sono tornati a casa o forse no e allora sono finiti fra le migliaia di morti scheletrici che formavano i mucchi enormi sugli spiazzi, in attesa di finire nel forno crematorio.


30 - Ricordo che c'erano vari tipi di prigionieri. Tutti portavano la divisa a righe, però ogni gruppo era individuabile per mezzo di uno stemma o una fascia. Gli ebrei ricordo che avevano la stella di Davide, poi c'erano i prigionieri politici, gli zingari, i delinquenti, i militari ecc. Noi militati italiani portavamo una fascia con la scritta IMI (Italiani Militari Internati), gli altri stemmi non li ricordo.


31 - Non ho mai sentito che nel campo ci fosse un bordello.


32 - Per quanto riguarda l'evacuazione del campo Dora, posso raccontare quello che riguarda me. Io con i miei compagni di baracca siamo stati fatti salire su un treno e su vagoni piombati abbiamo viaggiato molti giorni, penso 6. Siamo stati scaricati al campo di Bergen- Belsen (Bassa Sassonia) e lì siamo stati liberati dagli americani. Le SS erano fuggite. Gli americani ci hanno tenuto in questo campo ancora qualche giorno, durante questo periodo hanno cominciato lentamente ad alimentarci. Ero ridotto a 35 Kg. Era il mese di aprile del 1945. Dopo alcuni giorni passò un ufficiale italiano che ci raggruppò e fummo trasferiti al campo di raccolta di Wichendorf ( non so se si scrive così) <Wietzendorf> dove fummo curati per 3 mesi. Nel mese di agosto siamo stati rimpatriati. A Verona c'era il campo di smistamento e da lì sono stato portato a Vicenza e da Vicenza a Thiene. Lì ho trovato il camion che portava il carbone alla Lanerossi; sono salito e con questo mezzo, finalmente, sono arrivato a casa.


33 - Il ricordo più importante e consolante di oggi di quel periodo è il mio ritorno a casa.


GASPARINI GIUSEPPE 31 gennaio 1997




                                                                                                 

    Galleria del Campo Dora, qui venivano costruite le V 1 e le V 2                                   I cugini Gasparini Pietro e Giuseppe (Moro)                     La Medaglia d'Onore




                                                    



                                                                                          


La Signora Ivana figlia del "Moro" con accanto Germano Leoli figlio di Umberto del 479° Rgt. Costiero , il Sindaco Sig. Erminio Masero  ed il Prefetto

il giorno della consegna della Medaglia d'Onore.





 
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