La Storia del Gruppo - Gruppo Alpini Piovene Rocchette

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La Storia del Gruppo

Gli Alpini

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Ed altre storie di Alpini



A.N.A. PIOVENE ROCCHETTE 90 ANNI DI STORIA



Rispondendo alla domanda postami da mio nipote Pietro, ragazzino interessato a conoscere gli Alpini ed in occasione della celebrazione del 90° anniversario dalla fondazione del Gruppo A.N.A. Di Piovene Rocchette, è nato il desiderio di scrivere brevemente la loro storia.


                                                                                                  




Novant'anni fa, nel lontano 1923, alcuni Alpini , reduci della Grande Guerra, decisero di formare un Gruppo. Si racconta che fossero incentivati dal Generale Vittorio Emanuele Rossi, già comandante in guerra del mitico Battaglione “Monte Berico” .

Si radunarono a Rocchette presso la trattoria “Alle Vasche” di proprietà di Francesco (Kichi) NARDELLO.

Kichi Nardello era un Sergente della 108^ Compagnia che aveva combattuto, durante la Prima guerra Mondiale, con il leggendario Battaglione Alpini “MONTE BERICO”.

In cinque davano vita a questo Gruppo che in breve raggiunse le quarantacinque unità. Tutti reduci di guerra! Qui si riunivano per ricordare gli amici Caduti, e per raccontarsi le loro esperienze vissute durante il conflitto e nel frattempo gettavano le basi per uno Statuto.

E proprio Francesco NARDELLO venne eletto Capogruppo .

Il Gagliardetto della sezione venne benedetto ufficialmente al Pian delle Fugazze, a pochi metri dal vecchio confine di Stato davanti al cippo che ricorda l'eroe Arnaldo Fusinato poeta e soldato comandante dei Volontari del Corpo Franco di Schio e dove perse la vita il 25 aprile 1848 anche il nostro compaesano Ulisse Dellai combattendo contro gli Austriaci affinché il Veneto tornasse all'Italia.

Alla cerimonia parteciparono i Gruppi di Schio e Piovene, e quasi tutti i Gruppi delle sezioni vicentine.

Che a Piovene e Rocchette ci fosse tradizione Alpina, lo si sapeva benissimo; a far parte del Corpo, voluto nel 1872, dal Generale PERRUCCHETTI, ci furono subito dei Piovenesi.

A conferma di ciò, una lapide che si trova sulla facciata del Municipio ricorda l'Alpino Caporale Francesco BERNARDI classe 1874, caduto in combattimento a ABBA GARIMA (Adua) il 1 marzo 1896 nella sfortunata battaglia .

Altri piovenesi furono arruolati tra le truppe Alpine. Alla campagna di Libia ,dal 1911 al 1913, parteciparono gli Alpini Giovanni GREGORI e Bortolo PANOZZO (Fasolon) entrambi classe 1890.

Con l'entrata in guerra dell'Italia, il 24 maggio 1915, tutti gli uomini abili furono arruolati, tutti dovettero ubbidire al richiamo della Patria, tutti combatterono valorosamente.

Il sanguinoso conflitto, conclusosi vittoriosamente il 4 novembre 1918, consacrò per sempre il mito degli Alpini.

Piovene e Rocchette pagò un elevato contributo di sangue : tra i 74 Caduti e i 18 dispersi, 30 furono Alpini .

Raccontare la storia di tutti gli Alpini piovenesi che presero parte al Grande Conflitto è praticamente impossibile, essi furono presenti su tutti i fronti dallo Stelvio al mare, in Albania , Francia e Africa.

I nomi dei Caduti sono incisi sul bellissimo monumento, opera dello scultore Ugo POZZA, inaugurato il 22 giugno 1924 e situato al centro dei giardini pubblici.

A guerra finita, nel novembre 1918, molta gente si recò in pellegrinaggio all'Angelo , dove venne celebrata una S. Messa solenne in suffragio di quanti erano caduti e di ringraziamento per quelli che erano tornati.

Nel 1919 gli Alpini di tutta Italia cominciarono a radunarsi e fondarono così l' A.N.A.

L'associazione unisce tutti quei soldati che hanno fatto il servizio militare nel Corpo degli Alpini o nella Artiglieria Alpina.


Il10 giugno 1940 l'Italia è nuovamente in guerra. E' l'inizio di una nuova catastrofe. Ancora una volta i nostri compaesani sono chiamati alle armi. La guerra lunga e sanguinosa, fa pagare agli abitanti di Piovene Rocchette ancora una volta un elevato contributo di sangue.

A fine guerra, fine aprile 1945, tra i 29 Caduti e i 28 dispersi , 25 erano Alpini .

Il 14 agosto 1945 la popolazione di Piovene Rocchette partecipa numerosa ad una Santa Messa celebrata in suffragio dei caduti e il 9 dicembre 1945 una folta schiera di reduci si reca in pellegrinaggio al Santuario dell'Angelo e successivamente al monumento ai Caduto per rendere omaggio a quanti non sono tornati a casa

Nel frattempo a Piovene Rocchette incominciano a rientrare le salme dei nostri caduti sui vari fronti della Seconda Guerra Mondiale e gli Alpini sono sempre pronti a rendere gli onori dovuti. Il primo Caduto che ritorna a Piovene Rocchette il 29 settembre 1954, è il Fante Maioli Renato classe 1923. In seguito ne rientreranno altri (1). Gli ultimi caduti ad essere rimpatriati sono gli Alpini Bertezzolo Francesco e Zironda Giuseppe sepolti a Piovene Rocchette il 15 marzo del 1992. Anche in questa triste occasione gli Alpini del nostro Gruppo sono sempre presenti. Altri però sono ancora sepolti nei cimiteri stranieri e non si sa se le loro salme potranno mai essere riportate a casa. Il papà della nostra madrina Antonello Augusto caduto in terra di Russia e sepolto a Pinjug non è mai rientrato.


Siamo negli anni cinquanta, il nostro Kichi NARDELLO è sempre Capogruppo e rimarrà in carica fino alla sua morte avvenuta il 31 maggio 1965. Gli succede, Domenico (Dino) SPEROTTO, che già trainava il Gruppo, dai primi anni 1960. Caporale maggiore della Julia, aveva combattuto sul fronte Greco-Albanese, dopo l'8 settembre 1943, catturato a Giannina dai tedeschi venne internato nel lager . IV° B in Germania dove rimane fino alla liberazione. Rientra a Piovene Rocchette il 4 luglio 1945. Conosceranno in molti questa brutta esperienza  . Rimane in carica fino al 1980 quando, un male incurabile, il 4 luglio se lo porta via. Per breve tempo, il Capogruppo è Giovanni GIRARDIN. In quello stesso anno (1980) viene eletto Capogruppo Toni CERVELLIN che rimane in carica fino al 1985. In seguito vengono eletti altri Capigruppo : Ciro TOSI (1986 – 1994), ancora CERVELLIN ( 1990 – 1997), Carlo MENALDO (1998 - 2006) Mirco Gasparini, in carica dal 2007 e attualmente al secondo mandato.


Dal 1948 in poi, il nostro Gruppo partecipa a numerose attività culturali, ed è sempre presente alle Adunate Nazionali.

Attualmente il nostro Gruppo che non è solo presente alle Adunate Nazionali, cene e feste , si dà da fare in svariate iniziative.

Vengono organizzate serate culturali, manifestazioni sportive: celebri le podistiche e ciclo-podistiche, e le gare di sci. Il coro A.N.A. (2) si esibisce in molte località, Italiane e straniere,si è esibito anche al Senato della Repubblica.

Vengono eseguiti lavori di manutenzione utili al Paese: la pulizia della strada dell'Angelo, il restauro del Monumento ai Caduti, il ripristino del sentiero dei Girolimini in collaborazione con il locale Gruppo Amici della Montagna.

Siamo intervenuti anche sulla Strada delle 52 Gallerie. Sempre in collaborazione con il G.A.M. abbiamo costruito l'edicola dedicata alla Madonna al Monte Summano, abbiamo partecipato al restauro del Santuario dell'Angelo, abbiamo restaurata la Chiesetta di Lourdes , e recentemente il cippo dell'Ospedale 008 che si trova al centro del Cimitero Vecchio.

Nostro fiore all'occhiello è far parte della Protezione Civile che si è distinta in molte località colpite da calamità naturali, dal terremoto del Friuli 1976 a quello dell'Aquila, o al più recente dell'Emilia, è intervenuta nelle zone alluvionate sia del vicentino che di altre zone gli Alpini si sono sempre distinti per capacità e professionalità.


Questi sono gli Alpini di Piovene Rocchette che quest'anno celebrano il loro novantesimo anno di vita sociale e cercheremo di farlo nel migliore dei modi.

Viva gli Alpini e Viva l'Italia.



  1. Per gli altri Caduti si veda l'Albo d'Oro, dispensa curata da Bruno Boriero nel 2010.

  2. Rinato dal disciolto coro “Brentegnan” per volontà di Toni Cervellin e del maestro Gianni Dalla Fina.





BB – ottobre 2013 

                                 

                                                                                     

                                       

                                                                                          ORTIGARA                                                                                                                                         PASUBIO







Con gli Alpini del “Monte Berico” all'assalto di Quota 1425.


(Quota 1425 '< Ponton delle Pruste> , sperone roccioso che domina la vallata

e sbarra la strada per il Passo della Borcola)



Val Posina luglio 1916; Gli Alpini del “Berico” sono a contrada Griso pronti per l'attacco di quota 1425. Salgono il ripido canalone che li porta a quota 1234.

A questo punto, il Maggiore Vittorio Emanuele Rossi (futuro Generale, le cui spoglia riposano ora sul M. Pasubio vicino alla chiesetta di S. Maria a Selletta Comando in prossimità delle Sette Croci) comandante del Battaglione Alpini Monte Berico, convoca i suoi ufficiali per elaborare il piano d’attacco. Le mitragliatrici, poste sui roccioni di quota 1234, coadiuvate dai cannoni di piccolo calibro, spareranno a zero sulla trincea nemica permettendo così agli alpini di avvicinarsi ed entrare in contatto. A questo punto le nostre armi alzeranno il tiro quel tanto che basta per permettere l’irruzione. Ore 16 del 13 luglio, in pieno sole, lo storiografo Gianni Pieropan scrive:al sole di luglio le montagne scottano ed il cielo si liquefa ed avvampa. I protagonisti : Pirro Marconi , pieno giorno; un ripido e nudo costone senza riparo precede la meta; …......................................

Le mitragliatrici ricamano la cima; così gli assaltatori arrivano incolumi fin sotto una roccia …...... , Luigi Regazzola, in pieno sole, il S. Tenente Rambaldini col suo plotone, iniziò la scalata …............................. , il plotone giunse alle ultime rocce ….................... Nell'attimo, in cui le mitragliatrici alzavano il tiro e i primi uomini balzarono sul nemico un urlo salì dal Battaglione …........ Savoia – Savoia – Savoia!

Il Sottotenente Giovanni Rambaldini (6° Reggimento 93° Compagnia) con i suoi uomini muove all’attacco accompagnato dal gracidio rabbioso delle mitragliatrici amiche che, appostate sulle rocce di quota 1234, sparano a zero su quota 1425. Quando il S. Ten.Rambaldini giunge a ridosso della trincea,le nostre armi alzano il tiro, con le mani congiunte fa leva ed issa il caporale Giacobbe che, agguantato il bordo della trincea, si rovescia dentro subito seguito dal Rambaldini , dal caporale-maggiore Chilese, dal caporale Munari e via via dal resto del plotone che trasformato in un gruppo di forsennati, annienta l’intero presidio e scaraventa morti e feriti dei poveri Kaiserjager giù per la Val Pailecche (lungo questa Valle, vanno all'assalto i Fanti del 79° Brigata “Roma”). Alle prime ombre della sera la postazione è saldamente nelle mani dei nostri Alpini.

I Kaiserjager però non ci stanno e durante la notte sferrano un violento contrattacco prontamente respinto dai nostri Alpini. Nei giorni seguenti gli attacchi nemici si susseguono. Nel frattempo gli Alpini stremati e ridotti di numero,basti pensare che nella sola giornata del 13 ebbero ben 300 uomini fuori combattimento,vengono sostituiti dai Fanti del IV/86° Brigata “Verona” e 220° Brigata “Sele”. Purtroppo la sera del 21 l’ennesimo attacco dei Kaiserjager, guidati dal Cadetto del 4° reggimento, Walter Huckl, hanno la meglio sui Fanti deli’85° e dell’86° e quota 1425 ritorna definitivamente in mano Austriaca.( Per queste azioni il S.Ten. Rambaldini verrà decorato con la medaglia d’argento mentre l’Alfiere Huckl con la medaglia d’oro.) Gli Italiani sono costretti a rimanere a quota 1234 e non saranno più in grado di mettere piede su quota 1425.

Durante questa azione perde la vita l'Alpino Barbieri Angelo di Piovene R. classe 1895. L'atto di morte scritto da Pirro Marconi Comandante la 108^ Compagni recita : morto in seguito a pallottola di fucile e sepolto a quota 1425

B.B. 2014




    




     

MELETTE DI GALLIO E FOZA (MONTE FIOR m. 1824)

Note storiche...

Le Melette furono oggetto per due volte dei piani offensivi di Conrad, che le attaccò prima da Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Austro-Ungarico durante la strafexspedition e poi, in qualità di Comandante del Gruppo d'Esercito del Tirolo, nella "Battaglia d'arresto" seguita allo sfondamento di Caporetto. In entrambi i casi, fedele alla sua visione strategica che da sempre prevedeva un attacco all'Italia dal Tirolo verso il Veneto, Conrad intendeva scendere in pianura attraverso la direttrice Melette - Val Frenzela - Valstagna - Bassano.
La
prima battaglia delle Melette si svolse dal 2 all'8 giugno 1916 e vide protagonisti dal lato austriaco l'11^ Brigata imperiale composta da truppe stiriane, precisamente di Graz, e dai bosniaci del Ten. Col. Duic, conosciuti per la loro particolare ferocia, dal lato italiano il Gruppo Alpini Foza e la leggendaria Brigata Sassari. Gli austriaci riescono a conquistare M.te Zomo, Meletta Davanti, M.te Castelgomberto e cima di M.te Fior (M.te Meletta per gli austriaci), ma la tenace resistenza italiana li costringe, quando erano ad un passo dallo scendere in piano, a sospendere gli attacchi per mancanza di rincalzi. La particolare asprezza degli scontri dipese dalla conformazione del terreno che costrinse spesso gli attaccanti ad usare l'arma bianca, e da questa furono ricacciati o fermati. Il Ten. Col. Duic, che combattè nella mischia con i suoi bosniaci, fu decorato con la Croce di Cavaliere dell'Ordine di Leopoldo e ancor oggi a Graz il 7 giugno si celebra la "Meletta - Gedenkfeier", Festa del ricordo. Nella parte italiana, al Ten. Guido Brunner, irredento triestino, e alla Brigata Sassari di cui faceva parte, furono attribuite le medaglie d'oro alla memoria e medaglie d'argento furono assegnate al e al Reggimento Alpini.
La
seconda battaglia si svolse dal 13 novembre al 6 dicembre 1917 e si divide temporalmente in due fasi. La prima, che va dal 13 al 23 novembre, vide una sostanziale tenuta delle linee italiane, nonostante l'incalzare delle truppe austriache imbaldanzite dalla presenza come osservatore dell'Imperatore Carlo, ma fu proprio dal treno imperiale che giunse l'ordine di sospensione dell'offensiva. Peraltro, il Maresciallo Conrad, nonostante ordini contrari e in polemica con l'alleato tedesco, rilanciò l'offensiva e il 6 dicembre riuscì ad occupare interamente il sistema montuoso.

Su questa montagna, durante la cruenta lotta i Battaglioni Alpini pagarono un ato contributo di sangue.   B.B.  2014


Persero la vita gli Alpini Piovenesi la vita :

L'alpino del 6° Zironda Antonio cl. 1885, morirà il 17/7/1916 per le ferite riportate.

L'alpino del “Pasubio” Gregori Stefano cl. 1888, sara colpito in peno da una granate il 22/11/1917 nei pressi di malga Lora.

L'alpino del “Sacarello” Panozzo Bortolo cl. 1884,catturato il 4/12/17 a malga Lora, morirà in prigionia (Mauthausen) il 26/7/18.

L'alpino del “Berico” Marioni Luigi cl. 1898, disperso sul Badonecche il 4/12/1917 ( il corpo non fu mai trovato)


  

                                                           


                                    

   



L'ULTIMO MONTE

LA BATTAGLIA PER IL NOVEGNO GIUGNO 1916 .


Continua incessante l'offensiva A.U.;L'alto comando italiano, superata la crisi, palesa propositi di rivincita, la costituzione, nella pianura, della 5° Armata e la promessa di una grande offensiva sul fronte russo, lo rende ottimista. Gli A.U. da parte loro, si stanno convincendo di dover accelerare l'offensiva ed il Gen. DANKL progetta quella che dovrebbe essere l'ultima battaglia per raggiungere la pianura tra Schio e Thiene.

Il primo giugno, il Gen. MHULLER con li 14° e 21° reggimento, dà l'assalto al Colletto Piccolo ed al Summano, mentre il 50° tenta di sfondare a Velo d'Astico. Nel settore Priaforà, (si ricordi che il Monte era stato conquistato dagli uomini del Maggiore HOGN, il 30 maggio) si prepara un forte attacco per conquistare Monte Giove; l'inizio è fissato per il 2 giugno.

Alle ore 8 il bombardamento A.U. è già iniziato ed alle ore 11 si intensifica. Nel pomeriggio le fanterie A.U. sferrano l'attacco, i nostri fanti, della 209° Brigata Bisagno, sono costretti ad arretrare di pochi metri. Il Comandante la 35° Divisione, Gen. PETITTI DI RORETO, che aveva ordinato la resistenza ad oltranza, ordina di far fucilare il responsabile, il Capitano BOERI, se nella malaugurata ipotesi fosse stato lui a dare l'ordine di ripiegare. Il Capitano BOERI non saprà mai di quest'ordine, alla testa dei suoi fanti cadrà contrattaccando il nemico. A sera, tutti gli attacchi dei kaiserjeger sono respinti. La lotta continua anche il giorno 3 e solamente il giorno 4 viene sospesa causa del maltempo e grazie all'efficacia del fuoco di sbarramento delle nostre artiglierie, che sparano anche dal Summano.

Un nuovo attacco, da parte degli imperiali, viene fissato per il giorno 7 ma, causa le difficoltà di avvicinamento delle artiglierie pesanti, viene posticipato al giorno 12.

Alle ore 6,30, le artiglierie A.U. iniziano il tiro, dall'altopiano di Tonezza e dalla Val Posina, spara simultaneamente contro il Monte Novegno, un numero imprecisato di bocche da fuoco, chi dice 100, chi 264, di certo, oltre alle batterie di piccolo e medio calibro, ci sono ben 7 batterie di obici da 30,5 cm, 3 da 24 cm, 8 da 15 cm. e tra queste, curiosità, 3 obici italiani da 280 mm. Sono quelli presi al Sojo dell'Ovo, località poco sotto il Passo della Borcola, che ora sparano contro le nostre linee. L'inferno dura per circa 4 ore poi, i kaiserjeger scattano all'assalto. Prontamente respinti dai nostri fanti e, a causa anche del tiro impreciso delle loro artiglierie da 30,5 cm, subiscono gravi perdite e tra i caduti si trova anche il Tenente MAYR (quello dell'attacco al Summano). A sera, gli A.U. sono definitivamente respinti.

Nella notte, sulle nostre linee vengono fatte affluire le riserve, si riparano la trincee e si fanno scorte di acqua e munizioni. Mattino del 13, alle ore 6, in Busa Novegno, vengono fucilati 3 fanti della 69° Brigata Ancona. Si erano allontanati dalla prima linea senza motivo, ed erano stati arrestati dai carabinieri a Cerbaro.

Ore 7,50 rincomincia il pesante bombardamento A.U. , poi balzano all'assalto i kaiserjeger, che vengono respinti con forti perdite, ancora una volta aggravate dai tiri corti delle loro batterie pesanti. Ore 9. le nostre truppe si trovano in una fase critica, hanno perso molti ufficiali, ma resistono. Tra le ore 10 e le ore 14 respingono due poderosi assalti. Un altro momento di crisi si ha alle ore 14,30, quando le nostre batterie da 149 mm di forte Enna, per errore, sparano sulle nostre trincee seminando il panico ed ulteriori vuoti. Il comando della 35°, non sapendo da dove arrivano questi colpi, è costretto a far cessare il fuoco anche alle batterie di Santa Caterina, Colletti e Summano, togliendo così la protezione alle nostre linee. In ogni caso si resiste, gli attacchi degli imperiali continuano, fin verso le19, quando incominciano a rallentare per poi cessare definitivamente.

IL NOVEGNO AVEVA RESISTITO. Quell'ultimo Monte aveva messo fine alle ambizioni del Konrad che voleva scendere in pianura. Il contributo di sangue pagato dalle nostre truppe fu molto alto, basti pensare che in quei giorni si ebbero ben 3000 uomini fuori combattimento, tra questi 26 ufficiali morti più 1 disperso, tra la truppa 378 furono i morti e 299 i dispersi. Gli A.U. dichiararono che non furono fatti prigionieri, pertanto i dispersi si devono considerare morti, dilaniati dal formidabile fuoco delle artiglierie. Le perdite A.U., anche se non ufficialmente dichiarate, furono anch'esse ingenti. La mancata conquista del Novegno da parte degli imperiali, costò il “posto” al Gen. DANKL, costretto alle dimissioni e di conseguenza collocato a riposo. Al KONRAD, fu tolto il comando supremo e fu destinato al solo comando delle truppe del Tirolo meridionale. Sul Novegno, però, si continua a combattere, anche se con minor accanimento, fino al 26 giugno, dopodiché le nostre truppe, passate al contrattacco, scendono in Val Posina.

Il Novegno non sarà più sguarnito, anzi, assieme al Priaforà i Colletti ed il Summano, verrà trasformato in un caposaldo inespugnabile, fortemente armato e presidiato fino alla fine VITTORIOSA della guerra.


NB. sul massiccio del Novegno furono impiegate le seguenti brigate e battaglioni:

209° Brigata Bisagno, 63° e 64° Brigata Cagliari, 69° e 70° Brigata Ancona, 37° e 38° Brigata Ravenna, 4° Gruppo ° Alpini: M. Clapier, M. Cividale, M. Matajour, V.Natisone, 16° e 17° batteria da montagna del Gruppo Udine, più altri gruppi di batterie d'assedio e campali.



                      La colonna dell' insuperata difesa                               Busa Novegno                                                                                       Panorama



                                                                            




 
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